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il nuovo libro di LAURA FEZIA
44 divertenti storie feline
dall’autrice de "La magia del gatto"
LAURA FEZIA
con le illustrazioni di Stefano Colli
Dal 18 novembre in libreria
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Edizioni L’Età dell’Acquario / collana «Altrimondi»
ISBN 978-88-7136-346-2 / pagg. 200, ill. 45 b/n. / euro 13,50
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Cos’è un gatto?
Per i dizionari è solo un Felis silvestris catus, ossia un «piccolo felino,
dal corpo agile e flessuoso, baffi sensibili, zampe con artigli
retrattili…», oppure un «mammifero carnivoro della famiglia dei felidi
(genere Felis)». Ma un gatto è molto più di quanto dicono queste semplici
definizioni: è un universo sconosciuto e difficilmente decifrabile. Per
imparare a comprenderlo è indispensabile mettersi al suo posto, guardare il
mondo dal suo punto di vista.
In questo libro (il secondo che dedica ai mici, dopo La magia del gatto)
l’autrice racconta – rendendo omaggio a una canzone di cui tutti conoscono
almeno il ritornello – 44 storie celebri e meno celebri, divertenti,
commoventi, misteriose, curiose che illustrano i caratteri, le sfumature, le
qualità dell’animale domestico più affascinante ed enigmatico del mondo,
sfatando pregiudizi e superstizioni che lo perseguitano dalla notte dei
tempi. I protagonisti appartengono per la maggior parte alla realtà, ma
anche alle leggende, alla letteratura e alla musica.
Completano le storie le divertenti illustrazioni di Stefano Colli.
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L’indice
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7 Ringraziamenti
9 Introduzione
15 1. Il gatto Sugar
17 2. Miguel, il misterioso gatto di Maria
23 3. Il gatto Maramao
27 4. Miranda
31 5. Slippers
35 6. Il gatto giustiziere di E. A. Poe
41 7. Quarantaquattro gatti
45 8. Tommasino
49 9. Ci voleva un gatto nero
53 10. La gatta di Charlie
55 11. Piccola galleria di gatti divi
59 12. Gatto nero day
63 13. Madame Théophile
65 14. Sophia
69 15. La gatta di Maometto
73 16. Camillo
77 17. Aldo e Cosimo Pompeo
79 18. Philip, il gatto marinaio
83 19. Luna
85 20. La preghiera del gatto
89 21. Sihn: la leggenda del gatto birmano
91 22. La fiaba della gattina innamorata
95 23. Spiegel, il gatto che fece un affare
99 24. Willie e Bob
103 25. Jacob, ovvero: le nove vite dei gatti
105 26. Silvestro e Bettina
109 27. Il gatto internazionale
113 28. Il gatto di Monsignore
119 29. Totò
123 30. Il gatto di Schrödinger
129 31. Menelao
133 32. Gatto-Pino
137 33. Romolo
139 34. La scelta del gatto
143 35. Oscar
147 36. Sally
149 37. Gatti antisismici
153 38. Timothy
155 39. Qualche gatto da record
161 40. Poldo
167 41. Barney, gatto dell’anno
169 42. Tee Cee
173 43. Étoile de Nuit
177 44. Feo, il gatto della strega
183 In conclusione
191 Bibliografia
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ANTEPRIMA dal
libro
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- SLIPPERS -
Il gatto Slippers era molto soddisfatto: finalmente, dopo tanto trambusto,
giorni frenetici, notti insonni, migliaia di chilometri percorsi, il suo
bipede aveva avuto l’avanzamento di carriera per il quale aveva tanto
lavorato. Acciambellato sul divano, ascoltava Teddy rispondere
telefonicamente alle congratulazioni che giungevano a ritmo serrato, lo
vedeva destreggiarsi tra i giornalisti che lo assediavano, sorridere ai suoi
collaboratori che cercavano, a turno, di stringergli la mano.
L’unico piccolo fastidio, per il micio, era rappresentato dal fatto che
avrebbe dovuto cambiare casa: lo aveva appreso da Melany, in cucina, quando
vi si era recato per consumare la merenda.
Come sarebbe stata la nuova residenza? Avrebbe potuto continuare a correre
libero per le stanze della casa? Ci sarebbero stati anche lì i suoi cantucci
privati per il relax? I servizi igienici avrebbero avuto lo stesso grado di
comfort? Gli sarebbe stato possibile continuare ad affiancare Teddy
nell’esercizio di quel suo nuovo lavoro che – sempre per sentito dire –
sembrava così difficile e delicato?
Slippers, per il momento, decise di accantonare i pensieri: il suo umano
sembrava così contento, quel giorno, che non gli pareva giusto affliggerlo
con inutili preoccupazioni.
Quasi un mese dopo, comodamente adagiato in un delizioso trasportino
imbottito, il gatto fece il suo ingresso nella nuova residenza e tutte le
sue preoccupazioni svanirono di colpo: quanto spazio… e che bel prato, che
bei corridoi dal pavimento lucido, che cucina gigantesca, che stanza da
letto sontuosa, che studio accogliente e originale! E poi, mille nuovi
cantucci da esplorare, divani e poltrone ovunque, stanze da bagno
confortevoli, servizi igienici privati con la sua sabbietta preferita e una
sala da pranzo degna di una reggia!
Fu proprio in quella sala da pranzo che Slippers ebbe la conferma che i
rapporti tra lui e Teddy non sarebbero cambiati per il solo fatto di essere
andati ad abitare in una residenza molto più sontuosa di quella precedente.
Qualche giorno dopo il trasloco, il suo bipede decise di dare una grande
festa e invitò a cena un mucchio di persone.
Nascosto dietro una tenda, Slippers osservava gli invitati a mano a mano che
questi giungevano a bordo di automobili lussuose, abbigliati con abiti
eleganti adornati di medaglie e altre decorazioni scintillanti, uomini
dall’aspetto importante, signore vestite da sera. Tutte facce nuove, almeno
per il gatto.
Ritto sulla soglia, circondato dai suoi collaboratori, Teddy accoglieva
affabilmente gli ospiti sconosciuti e sembrava a proprio agio… ma si era
proprio sicuri che tutta quella gente fosse degna di fiducia? Era urgente
intervenire, perché è universalmente noto, nel mondo felino, che gli umani
sono un po’ tonti e spesso concedono la loro amicizia a persone che
farebbero molto meglio a tenere alla larga!
Deciso a non farsi intimidire, il micio sbucò da dietro la tenda e andò a
strusciarsi contro le gambe del suo bipede, che si chinò per accarezzarlo.
Insieme a lui e agli invitati, fece il proprio ingresso nella sala dove una
lunga tavola riccamente apparecchiata attendeva la numerosa comitiva.
Quello fu il primo di una lunga serie di pranzi ufficiali alla Casa Bianca
cui partecipò Slippers, il gatto di Theodore Roosevelt – detto Teddy – 26°
presidente degli Stati Uniti d’America.
- PICCOLA GALLERIA DI GATTI DIVI -
Ci sono gatti che sono diventati delle vere e proprie celebrità e hanno
vinto fior di premi pur non essendo i primi attori delle pellicole cui hanno
partecipato.
Il più noto è forse Gatto, che la protagonista definisce «povera creatura
senza nome», il micione rosso di Colazione da Tiffany diretto da Blake
Edwards nel 1961, tratto dall’omonimo romanzo di Truman Capote. Nel film,
Gatto spicca per la sua costante presenza a fianco degli umani e diventa una
vera e propria icona nel finale, dove, bagnato fradicio come solo un micio
sa esserlo, viene stretto nell’abbraccio tra Holly e Paul in una scena
entrata nella storia del cinema. In realtà, se Holly Golightly è
interpretata da Audrey Hepburn e Paul Varjak da George Peppard, anche Gatto
è un VIP: si tratta di Orangey, la più celebre star felina di Hollywood,
vincitore per ben due volte del Patsy Award, l’Oscar destinato agli attori
animali. Orangey aveva esordito nel cinema come protagonista nel 1951 con il
film Rhubarb al fianco di Ray Milland e Jan Sterling, in cui interpretava il
ruolo di un gatto che eredita una fortuna colossale e diventa proprietario
di una squadra di baseball. A dispetto dell’arietta mite e dello sguardo
languido, Orangey fu ricordato dagli addetti ai lavori per il suo pessimo
carattere: nelle pause tra una ripresa e l’altra si comportava da vero divo
capriccioso, malmenava tutto e tutti, perfino il suo addestratore Frank Inn.
Ma una volta sul set si trasformava in un grande professionista, al punto da
mettere in secondo piano i colleghi umani che lo affiancavano.
In Una strega in paradiso diretto nel 1958 da Richard Quine e tratto da una
commedia di John Van Druten, troviamo Cagliostro, uno splendido siamese che
aiuta la moderna strega Gil, interpretata da Kim Novak, ad ammaliare un
coriaceo Shepherd Henderson/James Stuart. Anche Cagliostro è un gatto-divo:
il suo nome è Pyewacket, premiato proprio per questo film con il Patsy Award.
Syn Cat, invece, è un siamese a libro paga della Disney, per cui recita in
due pellicole di successo: L’incredibile avventura nel 1963 e il celebre
F.B.I. operazione gatto nel 1965, che gli vale il Patsy Award. In questo
secondo film Syn Cat interpreta il ruolo di D.C., un micio che aiuta un
agente dell’F.B.I., sfortunatamente allergico ai gatti, a risolvere il
complicato caso del rapimento di una ragazza. Diceva di lui il suo
addestratore, Dean Jones: «Non lavora per passione, ma per il cibo: è molto
furbo!» Il nome D.C. sta infatti per Darn Cat, ossia «maledetto gatto», che
è anche il titolo originale del film.
Elvis, invece, è un micio la cui vita non è iniziata sotto una buona stella.
Dopo essere stato ospitato da una di quelle tante famiglie che farebbero
meglio a dedicarsi al tombolo invece di portare in casa loro un animale, è
stato abbandonato per la strada ed è finito in un gattile. Lì, però, è stato
notato dall’addestratore Larry Madrid, che lo ha adottato e nel 1997 ne ha
fatto il protagonista del remake di F.B.I. operazione gatto al fianco di
Christina Ricci. Elvis, afferma chi lo conosce bene, «si muove come una star
ed è una star!» ma nel tempo libero ama correre, giocare e rimpinzarsi di
pollo, il suo cibo preferito.
Patsy è una gatta che non ha mai calcato le scene di Hollywood, ma è
diventata ugualmente celebre, forse anche più dei suoi colleghi
hollywoodiani. Il 20 maggio 1927 fu infatti immortalata insieme a Charles
Lindbergh subito prima della partenza dell’eroe per la prima trasvolata
oceanica. Nel 1930, in Spagna, venne emesso un francobollo per commemorare
l’impresa e Patsy vi è ritratta mentre assiste alla partenza del mitico
Spirit of St. Louis.
Il premio Oscar per gli animali attori prende il nome proprio da lei.
- GATTO NERO DAY -
Se qualcuno pensa che io sia un’appassionata di gatti e in particolare di
gatti neri, ha perfettamente ragione: amo tutti i mici, che ritengo animali
straordinari, ma la mia esperienza mi dice che quelli neri hanno una marcia
in più.
Se vi capita di essere scelti da un gatto nero, se questo fa di tutto per
diventare vostro compagno, di sicuro non potete che esserne felici:
diventerà il vostro guardiano e veglierà su di voi, portandovi tanta
fortuna.
Purtroppo, invece, c’è chi – ammaestrato da secoli di idiozie – la pensa
diversamente. Così, stupide superstizioni e discutibili esigenze commerciali
uccidono ogni anno – solo in Italia – circa 30.000 gatti neri.
Allo scopo di sfatare la diceria che il micio nero porti sfortuna e per
onorare tutte le vittime feline di questa follia dal sapore medievale,
alcune associazioni animaliste hanno voluto istituire il «Gatto nero day»,
che si celebra il 17 novembre di ogni anno. Se poi, come periodicamente
avviene, quel giorno cade anche di venerdì, è festa grande!
Così, in quella serata, chi desidera manifestare la propria solidarietà alle
troppe creature sacrificate dalla stupidità degli uomini può accendere una
candela e metterla dietro il vetro di una finestra, a brillare nella notte;
sarà come se milioni di occhi di gatto illuminassero il buio della coscienza
umana e ci ricordassero le parole di Benedetto Lavagna: «Miliardi di
tonnellate di dolore l’uomo ha procurato agli animali: con questo conto
aperto non possiamo sperare molto nella ricerca della soluzione delle nostre
malattie e nell’anelito di libertà».
Parole sulle quali meditare.
- QUALCHE GATTO DA RECORD -
Anche il Guinness dei primati si è occupato dei gatti, iscrivendo nel suo
albo mici da record.
Di seguito ne trovate alcuni, i più curiosi.
Ma la verità è senza dubbio un’altra, che esula da elenchi, premi,
passerelle, notorietà: per ogni gattofilo, il migliore, quello davvero
«speciale», unico e irripetibile, è il proprio gatto, l’amico fedele che –
con dignità e rispetto reciproco – è il più prezioso e insostituibile
compagno di Viaggio!
Il gatto più piccolo è stato Tinker Toy, un persiano himalayano alto solo 7
cm e lungo 19, che trovava agevolmente posto nelle tasche dei suoi bipedi,
Katrina e Scott Forbes di Tayllorville (USA).
Il gatto più grande che la storia registri (per ora) è stato Himmy, un
comune tigrato appartenuto a Thomas Vyse di Redlynch (Australia), che pesava
ben 21,3 chilogrammi, era alto 83,8 cm e lungo poco meno di un metro. Himmy
è vissuto 10 anni e ha rischiato di perdere il suo primato per opera di
Poppa, un altro comune tigrato suddito di Sua Maestà Britannica, che però
non è mai riuscito a raggiungere il suo peso, «fermandosi» a 20,19
chilogrammi.
Chi ha un gatto può ben immaginare quali devastanti effetti possa provocare
un esemplare di quella stazza quando salta sul tavolo, sulla credenza o sul
letto, atterrando sullo stomaco dell’umano addormentato!
Il gatto più vecchio è stato Puss, il soriano inglese di tale signora Holway
che è vissuto fino alla veneranda età di 36 anni: il sogno di ogni
coinquilino di un micio!
La gatta più prolifica è texana e si chiama Dusty: in 17 anni di vita ha
partorito 420 micini. Data la difficoltà che si incontra a collocare i
cuccioli, come tutti i «nonni» di gatti sanno bene, ci si domanda come
abbiano fatto i bipedi di Dusty a mantenere quel numero di marmocchi!
La cucciolata più numerosa è stata quella di Tarawood Antigone, una gatta
burmese di tale V. Gane di Kingham, in Gran Bretagna, che ha messo al mondo
in una sola volta ben 19 micini (altre fonti affermano che i piccoli fossero
«solo» 13… un bel numero comunque!).
Towser, micia color tartaruga, è la più grande cacciatrice di tutti i tempi
e il suo record non è ancora stato battuto: in servizio presso la
distilleria Glenturret, a Crief, in Inghilterra, ha catturato ben 28.899
topi…! Chissà chi si è preso la briga di contarli? Va certamente ammesso che
Towser non può essere definita una mangiapane a tradimento, pensiero che
coglie molti umani quando vedono il loro gatto comodamente stravaccato sul
letto quasi 24 ore al giorno…
Nel 1950 un micio di quattro mesi ha conquistato la vetta del monte
Matterhorn a 4478 metri; i maligni insinuano (e forse hanno ragione!): nello
zaino di un alpinista. Questa notizia contiene una curiosità: tutte le fonti
la riportano così come riferita nelle righe precedenti. Nessuna dice che il
monte Matterhorn altro non è se non il nostro Cervino.
Il record per il gatto più ostinato va senza dubbio a Serafino, che il 23
giugno del 1990 scatenò un vero e proprio putiferio arrampicandosi, dopo una
lunga corsa, sul campanile di una chiesa. Per i vigili del fuoco fu un
giorno memorabile: pur di non darla loro vinta, Serafino si lanciò dalla
torre, ossia da un’altezza di 45 metri e atterrò indenne sul sagrato,
allontanandosi poi con sovrana indifferenza, come se le scalate ai campanili
fossero per lui la cosa più naturale del mondo.
Il gatto più intelligente pare sia un persiano del Dubai di nome Cute Boy,
che è addirittura stato esaminato da una commissione di studiosi. Risponde
sì/no alle domande che gli vengono poste oscillando la testa, «sa far di
conto» e conosce ben otto lingue. Può anche essere vero, ma siamo alle
solite: ci ostiniamo a definire «intelligente» un animale che manifesta
comportamenti umani e soprattutto obbedisce ai comandi. Di certo, nel caso
di un gatto, non si tratta di compiacenza nei confronti dei bipedi, ma di
puro esibizionismo: chi vive con un micio conosce bene il suo
incommensurabile narcisismo! Cute Boy è comunque titolare di un sito
internet personale: www.cuteboy.com
Jake, un soriano rosso di cinque anni che vive a Bonfield, in Canada, è
entrato nel Guinness dei primati per avere il maggior numero di artigli del
mondo: ne ha ben sette per zampa. I gatti con questa particolarità sono
detti polidattili o «Hemingway», perché il famoso scrittore americano,
irriducibile gattaro, ne aveva uno chiamato Princess Six Toes, ovvero
«Principessa dai sei artigli».
Mrs. Poodles è stato il primo gatto siamese a essere presentato a
un’esposizione felina, in Inghilterra, nel 1871.
La gatta più coraggiosa è Scarlett, che negli Stati Uniti è considerata
un’eroina: nel 1996 si gettò per cinque volte tra le fiamme di un magazzino
per salvare i suoi micini rimasti intrappolati in un incendio. Mamma e
cuccioli ne uscirono tutti indenni, tra gli applausi dei presenti.
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